A NEW DAWN

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(Hana Rokusho Ga Akeru Hi Ni - 2026)
(lungometraggio d'animazione)

Regia di: Yoshitoshi Shinomiya
Sceneggiatura di: Yoshitoshi Shinomiya

Produttori: Fumie Takeuchi, Pierre Baussaron, Emmanuel-Alain Raynal
Produzione: Asmik Ace, Miyu Productions, Studio Outrigger
Animazioni: Studio Outrigger
Edizione Italiana: Dynit, Adler Entertainment

USCITA ITALIANA: 23 LUGLIO 2026

Il film anime che segna il debutto alla regia dell'illustratore Yoshitoshi Shinomiya, collaboratore di Makoto Shinkai, è anche una storia da lui concepita e prodotta insieme ai francesi Miyu Productions. Una storia non lunga, con pochi protagonisti e condita da immagini straordinarie.

Al centro della storia c'è la fabbrica di fuori d'artificio Obinata. Struttura ormai desueta e destinata alla chiusura dopo più di 300 anni di storia per ordine dell'amminsitrazione locale. Ma ad abitare la casa c'è ancora il giovane Keitaro, il cui padre è stato l'ultimo costruttore di fuochi d'artificio prima della chiusura. Ora tocca al fratello di Keitaro e alla loro amica di lunga data Kaoru che è cresciuta in quei luoghi proprio con i due ragazzi cercare di far ragionare il fratello e portarlo via prima della distruzione. Dopo il loro arrivo al centro della rigogliosa foresta trovano il giovane intento ad ultimare il più grande progetto del padre: il mitico fuoco d'artificio Shuhari, una deflagrazione in grado di riprodurre un disegno complesso e colorato da un particolare tono di blu realizzato con un pigmento raro.

Se la produzione non è particolarmente lunga, appena un ora e un quarto, la storia non è di facilissimo accesso. Il regista e autore porta molta originalità nel progetto lasciando parlare principalmente le immagini, aiutate in parte minore dai dialoghi. Flashback inseriti velocemente tra le scene migliorano la comprensione ma molto rimane comunque non detto. Se il tema, gli hanabi, i fuochi d’artificio che in Giappone costituiscono un'antica tradizione, non è molto originale all'interno delle produzioni anime, l'inesorabile avanzata del tempo, la crescita e il declino delle cose rappresenta una buona parte della struttura della storia. Una bellezza effimera che si contrappone alla sua durata e al dramma della nuova era in cui la tecnologia sta prendendo il sopravvento sulle antiche tradizioni (la protagonista femminile realizza proiezioni e video mapping di ultima generazione). Un dramma in sospeso tra passato e presente che si intensifica con lo svolgimento per arrivare ad un culmine che miscela in se diverse emozioni incluse gioia e dramma.

Tradizione ed innovazione che l'autore sottolinea fin dai primi secondi, con un tripudio di immagini condite da numerosi elementi, tra vegetazione, balene che fluttuano tra gli alberi, ma anche piccolissimi elementi, dagli insetti al pulviscolo che adornano ogni frame; un universo che quasi disorienta lo spettatore. La regia poi è più che unica quanto particolare, con inquadrature nella maggior parte dei casi fuori dall'asse orizzontale classico e spesso nascoste dietro elementi architettonici, lontano dai protagonisti, come a lasciare inviolata una sorta di intimità tra di loro, senza opprimerli per cercare dei primi piani stretti. Il regista pone così lo spettatore sempre in secondo piano, per non disturbare le delicatee interazioni tra i ragazzi, quella sorta di timidezza mista a problemi relazionali che qui vediamo sia tra fratelli che con l'amica con cui i due sono praticamente cresciuti. Elementi sempre sottolineate in quasi tutte le produzioni Giapponesi con giovani protagonisti.

La visione porta un persistente senso di malinconia che si intreccia con le meravigliose immagini che gli artisti realizzano, sia bidimensionali che CG, principalmente per gli elementi su sfondo ma perfettamente integrati. La scelta dei colori, al limite con le tonalità acide, è meravigliosa. Ogni scena è poi ricolma di elementi in movimento, quasi a soffocare il naturale scorrimento della storia, aspetto che rappresenta più una firma, un estro dell'autore che può distrarre o disorientare lo spettatore. Sicuramente una seconda visione è consigliata per concentrarsi maggiormente su tutti quegli aspetti tralasciati dalla prima.
A New Dawn è, in definitiva, un'esperienza visiva, un'immersione in un mondo leggero quanto labile, un salto in un passato in cui la vegetazione era protagonista invece del freddo cemento delle città, in cui le tradizioni erano parte della vita delle comunità e che il progresso tende sempre più a soppiantare. Una storia il cui svolgimento non è magari perfetto, con un montaggio a volte veloce e disordinato con alcune parti/descrizioni perse (volutamente o no) per strada. Eppure, visto la durata complessiva, non mancavano certamente minuti per approfondire i personaggi, per meglio empatizzare con loro.
Come già sottolineato al Festival di Berlino, in cui il film è stato presentato, ed ad Annecy, in cui ha vinto il premio della Giuria della sezione Contrechamp, il film è un bellissimo libro di illustrazioni ma privo di sostanza e poco avvincente; un perfetto omaggio a quel cinema Giapponese che spiega poco e lascia maggiormente parlare le immagini.